Non siete capaci di governare voi stessi e pretendete di poter governare una nazione? Dovreste nascondervi e non farvi vedere più da nessuno, eccetto da un buon medico che vi dichiari incapaci di intendere ma capacissimi di volere, perchè su quello non ci sono dubbi riguardo la vostra abilità. Politici italiani, che voi siate di destra, di sinistra o di centro, una sola cosa fin’ora vi accomuna: fate schifo.
Pervertiti, drogati, ladri, ruffiani, egoisti, arraffoni, bugiardi. La gente come voi di solito viene evitata e invece noi dobbiamo subirvi ed accettare i vostri capricci senza che mai possiate rendervi conto nè di quanto siate parassiti della società nè di quanto male ci facciate con le vostre idee malsane che estraete dal cilindro ogni volta che qualcosa, nel vostro tornaconto, va storta.
Che poi, parliamoci chiaro: se Berlusconi va con le prostitute, potrebbe anche non fregarcene nulla. Sarebbe argomento di gossip per riempire qualche colonna dei quotidiani e dei settimanali. Che Fini abbia affittato la casa al fratello della moglie, potrebbe sempre fregarcene poco. Che D’Alema abbia uno yacht di 20 o 30 o anche 40 metri, in fondo ha poca importanza. Fino a quando i soldi che usano per l’una o per l’altra cosa sono i loro, verrebbe da dire cazzi loro.
Ma è quando passano le giornate a litigare su tutte le cazzate che hanno in testa che fanno venire il nervoso. Quando passano le giornate a dormire sui banchi di Montecitorio che fanno incazzare. Perchè l’Italia sta andando di merda e la loro preoccupazione più grande non è quella di risolvere i problemi del paese ma quella di risolvere i propri bisogni personali. Leggi ad personam, figli in regione, modifica della costituzione, modifica di questo e quello basta che ci guadagnino loro, sempre e solo loro. E paghiamo noi, sempre e solo noi.
E torno a dire, come già scrissi in qualche intervento tempo fa, che l’Italia sarà anche un paese di santi, poeti e navigatori ma soprattutto è un paese di pecore o meglio, di asini. Come racconta Esopo in una favola che si adatta e calza perfettamente per la situazione attuale:
Fatta società, il leone e l’asino uscirono insieme a caccia. Giunti dinanzi ad una caverna dove c’erano delle capre selvatiche, il leone si fermò davanti all’entrata per prenderle a mano a mano che uscivano, mentre l’asino entrava e, balzando in mezzo ad esse, ragliava per spaventarle. Quando il leone le ebbe prese quasi tutte, l’asino venne fuori e gli chiese se non si era mostrato un valoroso guerriero nella cacciata delle capre. “Ma sai”, gli rispose il leone, “che persino io avrei avuto paura di te, se non avessi saputo che eri un asino?”.
Ecco, intesa la favola, l’italiano è l’asino che fa la voce grossa tra le capre ma davanti al leone farà sempre e solo la figura dell’asino. Invece di dire al bar che non voterà questo o non voterà quello è bene che, visto che non riescono a farlo le merde che ci governano, almeno il popolo si unisca a combattere il primo e unico nemico della nazione: la classe politica attuale.
Lo so, il mio è un discorso utopico che rimarrà qui a disposizione dei cinque o sei visitatori del blog, ma se ognuno se ne facesse portavoce, se invece di organizzare flash mob per delle stronzate si facesse qualcosa di serio, allora le cose forse non cambieranno, ma almeno potremmo dire, con la nostra voce e non con quella degli ipocriti parlamentari, che ci abbiamo provato. Ma finchè ognuno resta a piangere chiuso nella propria stanza, gridando solo tra le pareti di casa senza mai far sentire fuori la propria voce, allora sarà giusto continuare a prendere legnate da destra e sinistra mentre a Roma, i nostri stipendiati, si riempiranno la pancia e si leccheranno le dita, godendo della nostra impotenza.
Sarah e Jonathan si incontrano a New York poco prima di Natale, si guardano negli occhi e scocca il classico colpo di fulmine. Ma nè lui nè lei sono liberi: i due, dopo aver passato la serata insieme, decidono allora di affidare al destino il loro prossimo incontro. Lei scrive il proprio recapito su un vecchio libro che andrà a rivendere sulle bancarelle il giorno dopo, lui su una banconota: si guardano un’ultima volta e si separano. Passano dieci anni, entrambi stanno per sposarsi, ma Jonathan riceve in regalo dalla promessa sposa proprio quel libro che riporta un numero di telefono…





