Correva l’anno 1998 ed era il giorno 24 di giugno. Quella è stata la mia notte prima degli esami.
E’ un ricordo che mi è venuto in mente ieri sera, riguardando per l’ennesima volta “notte prima degli esami”, in particolare proprio quando si parla della vigilia.
La mia non è stata una vigilia particolare, ricordo che ero super agitato e continuavo a camminare nello scantinato, luogo in cui avevo deciso di studiare visto che non avevo distrazioni che potessero distogliermi dai libri. Appoggiato sul tecnigrafo di mio padre, ormai in disuso, leggevo, mi alzavo e fumando continuavo a ripetere quello che avevo appena letto sperando mi restasse in mente.
Italiano e scienze erano le materie che avevo potuto portare all’esame, le uniche due in cui avessi la sufficienza piena e, se in italiano non avevo molti timori, quello che mi spaventava era proprio scienze perchè la presidentessa di commissione non era la mia professoressa che si lasciava fregare in tutti i modi quindi non avevo molte possibilità: o sapevo o non sapevo.
Tutto buio tranne la luce sopra il tavolo che puntava sul libro che, ad ogni ora, sembrava sempre più un’incognita.
Ricordo che decisi di tralasciare il ripasso di italiano per cui ormai avevo già dato tutto, concentrandomi solo su scienze, sulle rocce, sulle fasi lunari, sui vulcani.
Non mi entrava in testa niente, leggevo e appena distoglievo gli occhi dal libro non ricordavo assolutamente nulla. Ho letto e riletto, sfogliato pagine fino alle 2 circa prima di tornare in camera portandomi dietro il libro per continuare anche a letto ma non riuscivo a stare disteso quindi proseguii il ripasso sul terrazzo, in mutande e ciabatte, perdendo il conto delle sigarette che lanciavo oltre il cortile.
Il mio orale era fissato per le 9 del mattino e più si avvicinava l’ora più sentivo crescere il timore che non ce l’avrei mai fatta o forse, se mi fosse andata bene, me la sarei cavata con il classico “calcio nel sedere”, ma sebbene la mia carriera scolastica non sia mai stata particolarmente brillante, sarebbe stato deludente.
Quella sera, la sera prima dell’orale, non ho voluto ricevere telefonate nè sentire amici, compagni o conoscenti, ero solo io al mondo, io con i libri.
Il sonno prese il sopravvento verso le 5 ma alle 7 ero già sveglio per riprendere, per quanto possibile, il ripasso.
Un caffè in ufficio, camminando nervosamente prima in studio e poi in cortile prima di partire alla volta del Liceo dove avrei conosciuto il mio futuro.
A ripensarci oggi, credo che quella sia stata una delle notti più intense della mia vita, una di quelle che, per forza di cose, siano diventate indimenticabili. Momenti, attimi unici il cui ricordo è così fresco che sembra successo ieri e non 10 anni fa.
Il giorno dopo, finito l’orale, non mi accorsi che stava finendo un’era, il periodo più bello della mia vita. Allora speravo solo che passasse il più in fretta possibile ma oggi lo vivo con nostalgia e qualche rimpianto per non aver goduto di quegli anni come avrei dovuto.
Come tutti quelli che sono coinvolti odiavo i giorni trascorsi sui banchi, odiavo le ore in aula a sentire lezioni noiose che non ascoltavo e odiavo essere ripreso perchè non riuscivo a non chiacchierare con i miei compagni e soprattutto non riuscivo a non ridere. Credo di non aver trascorso un solo giorno negli anni del Liceo senza aver riso. C’erano i momenti brutti, il ricevimento parenti, le interrogazioni, i compiti in classe…ma niente poteva rovinare quelle cinque ore. Di quello che avrei trovato a casa in seguito al colloquio dei genitori con i professori o in seguito ad un brutto voto non mi preoccupavo se non quando uscivo e mi incamminavo verso casa.
Ma la notte prima degli esami, quella è giusto definirla magica. In quella notte si rivivono tutti gli anni precedenti riassunti in poche ore, ci si maledice per non aver studiato o per non averlo fatto abbastanza, si chiamano a raccolta le forze e tutti i ricordi e si fanno rivivere. Dal giorno successivo niente sarà più lo stesso, niente sarà più uguale.
I visi ormai conosciuti a memoria andranno perdendosi nel tempo fino a diventare un ricordo che, nella maggior parte dei casi, sbiadirà dopo qualche anno. I professori passeranno da una parte all’altra della barricata, diventando da nemici amici molto cari e gli incontri con loro saranno caratterizzati da strette di mano e abbracci.
Tornando nella scuola si respirerà un profumo diverso, un aria diversa. Di presunta libertà che invece, proprio dal giorno dopo sarà quella che mancherà di più.
La notte prima degli esami non dura una notte ma dura tutta una vita.
Che bravo che sei a ricordarti la notte prima degli esami…io l’ho rimossa, ti giuro, forse perchè dopo di esami ne sono seguiti parecchi altri, e per ognuno è stato un parto…insomma, sono una tipa leggermente ansiosa, non so se si è capito…
Comunque, hai ragione, gli anni della scuola, delle superiori nello specifico, sono indimenticabili…i primi veri amici li incontri lì e non li dimentichi più..
Buon fine settimana lungo
ANCHE SE NN HO ANCORA VISSUTO LA NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI SONO SICURA CHE è UNA GRANDE MAGIA CHE NN SI DIMENTICHERà MAI COME D’ALTRONDE GLI ANNI DEL LICEO CHE POSSONO SEMBRARE ALL’APPARENZA DIFFICILISSIMI.PARLO CON QUESTA CERTEZZA PERCHè HO VISTO DELLE PERSONE CHE NN VEDEVANO L’ORA DI LASCIARE QUELL’AMBIENTE BUIO MA UNA VOLTA ALLONTANATISI DAL QUEL CORRIDOIO SONO ARRIVATI I RIPENSAMENTI FORSE PERCHè SI SONO ACCORTI CHE LA BELLISSIMA ADOLESCENZA LI AVEVA ABBANDONATI E FINALMENTE ERANO DIVENTATI UOMINI E DONNE CHE DOVEVANO INIZIARE A PENSARE ALLA LORO VITA…….CIAO
P.S. ANCHE SE L’ESAME è ANCORA LONTANO HO TANTA PAURA DI CONSEGUIRLO:(