L’unica finale

Pier
30 giu 2008

Un bel bicchiere di latte, non troppo caldo ma nemmeno freddo. Leggermente macchiato, ma col caffè decaffeinato perchè a quest’ora il caffè normale non mi fa dormire e se poi non dormo domani diventa un vero incubo. Anzi, andrei anche a letto prestino per svegliarmi prestino domani mattina visto che avrò la giornata piena.
Mi alzo dalla sedia e me lo preparo. E mentre scrivo me lo sorseggio con gusto.

Della mia carriera arbitrale (non arbitraria) ricordo con particolare antipatia le parole che pronunciò l’ex ex ex presidente Anglussi riguardo la mia attività. A giugno allo stadio viene effettuato un torneo tra squadre juniores di tutta la Lombardia e la mia ex sezione era incaricata di designare gli arbitri per dirigere le gare durante il mese. A tutti gli interessati (i tornei estivi non attirano tante simpatie) toccavano almeno 3 gare da dirigere e poi c’erano le partite che richiamavano più pubblico, le semifinali e le finali. Nel mio anno migliore la finale toccò a me e invece di sentirmi dire “Complimenti Pier, tu dirigerai la finale tra x e y” oppure “a coronamento della stagione ti diamo la finale” mi sentii dire “La finale l’arbitrerai tu, tanto sarà l’unica finale della tua carriera”.

Ce la misi tutta per smentirli, volevo farli tacere tutti, fare in modo che si rimangiassero le loro parole accompagnate da ossequiose scuse. Passai in prima categoria, poi in promozione e in eccellenza, come arbitro e come assistente ma nonostante tutto l’impegno non riuscii nel mio intento. Non riuscii a smentire nessuno, quella rimase l’unica finale della mia carriera.

A dir la verità e senza voler essere presuntuoso avrei potuto meritarne altre vedendo arbitri e assistenti che ci sono in giro, però ho il difetto che quando mi fanno venire il nervoso rispondo male a chiunque, anche quando le persone non si meritano certe risposte e quando dovrei stare zitto.
Alla fine di una partita decisiva per essere promosso ho fischiato un rigore per la squadra ospite. Era il 90′, erano 1 a 1 e chi vinceva veniva promosso in eccellenza. Rigore, tiro, parato ma un difensore era entrato in area prima del tempo e così ho fatto ripetere la massima punizione. Tiro, gol e fischio la fine.
L’osservatore entra nello spogliatoio con l’ombrello e la bombetta in testa, uguale a Charlie Chaplin. Mi dice che non dovevo fischiare un rigore al 90′ e che comunque non avrei dovuto farlo ripetere, che prima di fischiare certe cose o di fare, secondo lui, il protagonista, devo avere ben in mente la classifica tra le squadre che arbitro. Ho risposto, male, malissimo e alla fine gli ho detto che era ridicolo, soprattutto per l’abbigliamento.
Mi ha risposto “Sai che tu con queste risposte hai finito di sperare nella promozione?”
Ed io, dandogli del tu “Sai che con queste affermazioni tu hai finito di fare l’osservatore?”
Ci siamo salutati, io non sono stato promosso e ho avuto difficoltà nelle gare successive, ho sempre dovuto dare il 200% per ottenere qualcosa e alla fine di tutto mi sono stufato e ho mollato la presa. Quell’osservatore invece, grazie alla mia testimonianza, è stato allontanato.
Per me quella partita di juniores in una calda estate di giugno, tra zanzare e moscerini, è stata davvero l’unica finale, ma la soddisfazione è che una mia partita è stata la finale anche per qualcun altro.

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