Il bar “Stadio” è uno dei più brutti, forse il peggiore bar di Vigevano. Locato, come dice il nome stesso, di fronte allo stadio, l’esercizio non è molto grande, con due sale congiunte a forma di L rovesciata da sinistra verso destra. Gestito da una famiglia campana credo, o comunque di origine meridionale, è uno di quei bar che nell’immaginario collettivo si può definire malfamato. La zona è infatti abitata da numerosi nuclei extracomunitari che facevano di quel bar il loro punto di ritrovo ed ad entrare lì sembrava di essere in un bar di Baghdad o giù di lì visto che sentire una parola in italiano era quasi come vedere una stella cadente in una notte nuvolosa.
La famiglia che lo gestiva era composta da marito, moglie e figlio e tutti e tre si sono sempre disinteressati di regole, regolamenti e leggi: dietro al bancone loro si sono sempre fatti gli affari loro, prendevano le brioches a mani nude, fumavano sigari e sigarette il cui fumo stagnava nell’aria, ingiallendo le pareti.
Nel lato corto della L, a sinistra, c’era uno scaffale con alcuni dolci tipici del sud italia con un cartello che riportava la scritta: “Appena sfornati” ma, andando a guardare nei giorni successivi si poteva scoprire che i dolci erano sempre quelli e la crema, quando c’era diventava da bianca a gialla giorno dopo giorno. Non li vendevano, restavano lì esposti con il cartello ingannevole che però non ingannava più nessuno.
Sempre nel lato corto del locale l’oggetto dei desideri di appassionati e collezionisti: un jukebox degli anni 70, non sullo stile di quegli anni, proprio originale, ovviamente non funzionante ma senza nessun avviso così qualche sprovveduto magari una monetina ce la metteva lo stesso, senza badare o senza chiedersi se funzionasse anche con gli euro.
Il bar “Stadio” faceva anche da tabaccaio solo che lo scaffale delle sigarette era sempre mezzo vuoto, non perchè la clientela fosse numerosa ma perchè non veniva mai rifornito oppure le sigarette se le fumavano i gestori e fino a che non rimaneva nemmeno un pacchetto non veniva riempito.
E’ stato per anni, comunque, nel bene o nel male, un punto di riferimento. Quando si diceva “sono andato al bar Stadio”, la risposta più ovvia e comune dell’interlocutore era “…e non ti hanno rapinato?”. Non ci andava nessuno, a parte il nucleo extracomunitario sopraccitato però lo conoscevano tutti con la sua fama negativa.
Poi, qualche tempo fa, dal giorno di chiusura non ha più aperto. Le voci si sono rincorse, chi diceva che il titolare era morto, chi che il figlio non voleva più portare avanti l’attività, altri dicevano che fosse fallito (il che non sarebbe stata una sorpresa).
Stasera, passando lì davanti durante una passeggiata, la scoperta: ha cambiato gestione, è stato totalmente rinnovato, interno, esterno ma non la clientela. Ora è in tutto e per tutto un bar moderno, slot machine, video poker, tabacchi e un bancone nuovo nel lato corto della L rovesciata. Tavolini all’esterno con ombrelloni che lo fanno sembrare un bar serio, vivibile, frequentabile. Ma la nomea che si è fatto nel corso degli anni sarà difficile da eliminare e rimarrà un fardello, spero sopportabile, per i nuovi proprietari.
E…quindi?
E quindi niente…