Puntuali come sempre anche quest’anno sono arrivate a Vigevano le giostre. Tante luci colorate, musica e un viavai continuo di gente che affolla il piazzale la sera, durante la settimana, e tutto il giorno nel weekend.
Il lunapark è un appuntamento che i vigevanesi non si perdono mai, qualsiasi età abbiano, in particolare nel giorno della festa del Santo patrono, Beato Matteo Carrisi, che si festeggia la seconda domenica di ottobre. In quel giorno, quest’anno 12 di ottobre, muoversi per il lunapark diventa un’impresa e trovare parcheggio risulta ancora peggio.
C’è stato un periodo, tra i 16 e i 20 anni, in cui avevo deciso di ribellarmi e per principio volevo essere diverso dalla massa, rifiutandomi categoricamente di andare alle giostre: troppa gente strana, troppi “ragazzacci”, soldi spesi inutilmente per un divertimento che, francamente, non arrivava mai e, per quei giochi che si fanno, sparare alle lattine, pescare il tappo, girare la ruota, i premi valevano (e valgono) 1/10 della spesa sostenuta quindi avevo deciso di dire “no”.
E quella mia decisione finiva per farmi ritrovare immancabilmente solo perchè tutti andavano là ed io restavo in casa, Vigevano si svuotava e si svuota, soprattutto la sera, ed uscire risultava una perdita di tempo.
Quand’ero piccolo invece fremevo per poter andare al lunapark, stressavo mio padre fino a che questi si rassegnava e con un laconico “si” mi accompagnava a spendere quelle 20 o 30 mila lire che mi bastavano per tutto il giorno, dalla domenica dopo pranzo fino alla cena e anche dopo. Ho sempre però rifiutato le giostre “pericolose”, quelle in cui quando scendi non sai mai come starai tipo le montagne russe, la piovra e quelle che basano il divertimento sulla velocità e sul movimento. Preferivo l’autoscontro, i go-kart e soprattutto i banchi in cui potevo tornare a casa con un premio, un peluche o un pesce rosso, almeno mi sembrava che i soldi fossero spesi meglio.
Delle volte, quando era a pranzo da noi, veniva anche il nonno. Lui non si divertiva, ovviamente, ma godeva del fatto che mi divertissi io. Ogni tanto facevamo a gara a sparare al bersaglio e lui, forte del suo passato da soldato, ogni volta mi batteva, ma la cosa non mi dispiaceva perchè portava a casa un premio più bello per me.
Dopo la parentesi lontana dalle giostre ho ricominciato ad andarci soprattutto quando arbitravo e la sera, dopo le riunioni approfittavamo della vicinanza della sezione al piazzale dove il lunapark sosta per quasi un mese e andavamo tutti insieme a fare un giro e a spendere qualche euro.
Dall’anno scorso invece tutto ha acquistato un sapore diverso, migliore, nonostante la disavventura della rapina che ho subito una sera di ottobre, ma questo non importa.
C’è sempre tanta gentaglia, la sera sembra di essere a Baghdad per quanti extracomunitari ci siano che, per quanto possano essere innocenti fanno sempre stare all’erta perchè non si sa mai, visti i precedenti.
Ma c’è un attrazione, il bowling, che ha catturato la mia attenzione, il mio interesse e la mia passione.
Praticamente con un cannoncino a leva si hanno a disposizione 3 palline per abbattere 20 birilli. Vince chi riesce ad abbatterli tutti e, in caso di parità si effettua lo spareggio con una pallina sola. L’obiettivo è il superstrike, abbattere tutti i birilli con una pallina sola (cosa difficile per cui ci vuole una certa abilità) per avere in un colpo solo 10, 20, 30 o 50 vincite.
Io sono riuscito solo 2 volte nell’impresa perchè, oltre ad essere difficile, c’è poi una grande concorrenza di campioni, veri, che riescono a fare superstrike con una facilità imbarazzante. All’inizio, l’anno scorso, credevo fosse solo fortuna ma quando poi la cosa diventa abituale e sono sempre gli stessi a vincere ho capito che non si tratta solo di un favore della dea bendata, come può essere per me, ma di bravura, esperienza e capacità.
La giostra è gestita dalla famiglia Barotti, padre, moglie, figlio e moglie che riescono a coinvolgere il giocatore con la loro simpatia e non per niente la loro è l’attrazione che ha sempre più gente intorno, a giocare, in attesa o a guardare. La loro capacità di coinvolgimento va oltre la professionalità nel gioco perchè riescono ad attirare l’attenzione e l’interesse con piccoli particolari che tutti gli altri giostrai non recepiscono: mentre giochi ti offrono da bere, sono disponibili, giocano, scherzano, chiacchierano. Insomma, ti fanno sentire non un semplice cliente ma un amico, anche se è la prima volta che giochi.
Avvertono, loro, che quel gioco “crea dipendenza” e in un certo senso è vero, dopo un paio di partite si vuole farne altre e altre ancora ed è l’unico gioco presente in cui ognuno è padrone del proprio destino nel senso che vinci se sei capace ancora più che fortunato. I cannoncini sono uguali per tutti, tarati perfettamente e, a differenza delle altre attrazioni, i giostrai non ci mettono nulla di loro per farlo risultare più facile o difficile, fanno solo da annunciatori al gioco che si svolge.
Peccato averla scoperta da poco, altrimenti forse ora sarei più abile e più in confidenza con i proprietari che, per il discorso sull’amicizia/clientela, chiamano per nome i giocatori abituali facendoli sentire a casa propria. Il figlio poi, Franco, 30 anni, è quello che riesce a creare l’amalgama giusta affinchè il giocatore non sia sporadico ma diventi abituale.
Butto via tanti soldi in stupidaggini varie, questi non credo siano spesi meglio ma almeno, al di là del piccolo premio che possa vincere, mi regalano qualcosa che va oltre l’oggetto materiale. La possibilità di fare due chiacchiere, due risate e di passare una serata divertente. Ecco perchè, a 30 anni, le giostre anzi, quella giostra, è tornata ad essere la mia passione temporanea.
mah…
Commento intenso e costruttivo
I giudizi che vengono espressi tanto per scrivere qualcosa, tanto per contrastare, tanto per… non verranno nemmeno presi in considerazione.
Se poi lo spirito è quello di criticare gratuitamente quando invece si potrebbe non leggere oppure leggere e non commentare saranno cancellati.
Pier e cosa bisognerebbe fare? Scrivere apprezzamenti? E’ questo che cerchi con il tuo diarietto? Su, dai…
I commenti son commenti. Dovresti essere cresciuto a sufficienza per imparare ad accettarli non credi?
bah…