Ho messo via…

Pier
11 gen 2009

Ho messo vie le vecchie divise, i cartellini, i fischietti e tutto quello che potesse riguardare la mia vecchia attività arbitrale. Non ho buttato niente, ho solo ritirato tutto in cantina, in uno scatolone, lontano dalla vista.
Si dice “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” ma non è sempre così, certe cose nel cuore restano anche se sono nascoste alla vista, anche se sono lontane e ormai irraggiungibili.
Ho messo via tutto, fisicamente, ma mentalmente quello scatolone immaginario non si chiuderà mai e tutto quel che c’è dentro resta sempre visibile e ogni tanto si ripresenta, così, giusto per richiamare il ricordo di qualcosa che è stato, meraviglioso, e che ora non c’è più.
Non userò mai più quei cartellini, i miei fischietti colorati, le divise, mai più. Mi è stato chiesto di arbitrare qualche partita amichevole da persone che conosco ma ho preferito rifiutare. Sarebbe stata una sofferenza troppo grande, troppo dolorosa per cui ho deciso di ritirare tutto.
Qualche sera fa, durante un giro in macchina con Simone, siamo passati davanti alla sezione. Ho rallentato, frenato, fino quasi a fermarmi e poi sono ripartito in fretta, cercando di non pensare ma la domanda del mio amico è arrivata come una coltellata “Scommetto che se potessi torneresti subito indietro, vero?”

Tornerei a quel fatidico dicembre, tornerei anche a sopportare le umiliazioni e gli insulti. Ricomincerei anche da capo perchè è vero che quando finisce qualcosa, una passione, un amore la via migliore è quella di intraprendere presto un’altra strada per dimenticare il passato ma è altrettanto vero che la prima vera passione di una vita non si dimentica mai, nemmeno dopo tanti anni e nemmeno dopo aver trovato mille altri interessi.
Resta lì, nel centro del petto, all’altezza del cuore.
Ormai il mio treno è andato, perso, sparito del tutto anche dalla vista e di quella splendida avventura rimane solo il ricordo, come quando si guardano i binari del treno immaginando il viaggio e c’è sempre quel pizzico di nostalgia per qualcosa che si ha avuto, si ha vissuto e poi irrimediabilmente perso.

Senza voler essere ipocrita credo che ci saranno poche, pochissime cose nella mia vita che potranno farmi emozionare quanto arbitrare.
Il matrimonio…la nascita di un figlio.
Perchè il resto, un viaggio, un regalo, una soddisfazione sono cose hanno una durata limitata, l’emozione arriva e sparisce mentre arbitrando c’era una magica congiunzione tra amore, passione ed emozione che si rinnovava giorno dopo giorno, fischio dopo fischio.

Solo le cose meravigliose perdurano nel tempo.

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1 Commento

  1. massimo

    ogni notte sogno di tornare sul terreno di gioco, di correre e fischiare, di buttare quella maledetta lettera di dimissioni ….

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