Sasha è nato sotto una cattiva stella. I genitori tossici lo hanno isolato crescendolo in una comunità di recupero e, alla loro morte, lo hanno lasciato in un limbo di dolore. Costretto ad abbandonare il centro dopo la dipartita del direttore – l’unica persona nella quale riponeva la sua fiducia – Sasha fatica a trovare il suo posto nel mondo.
Italia – 2008 – 115′
Con: Silvio Muccino, Aitana Sánchez-Gijón, Carolina Crescentini, Andrea Renzi, Flavio Parenti, Max Mazzotta, Geraldine Chaplin, Giorgio Colangeli
Probabilmente chiamarsi Muccino di cognome è già difficile di suo, con un fratello maggiore che riesce a cavalcare l’onda del successo con una buona regia, ma chiamarsi Muccino non significa essere registi nati. Meglio forse fermarsi a fare l’attore. Che per altro, molte volte, se guidato da un’abile mano, gli riesce anche bene, questo è fuori da ogni discussione.
Però in questo caso forse Silvio Muccino ha voluto strafare, portando sullo schermo il grande successo riscosso con il romanzo omonimo scritto con Carla Evangelista (300.000 copie vendute) calandosi nella parte di attore e regista.
Il film non è un granchè, gli attori recitano abbastanza bene ma sembra più un insieme di citazioni, di frasi e situazioni fatte, che nel mondo del cinema sono già state viste e riviste con l’aggiunta di un lato oscuro del mondo fatto di sbando, gioco, droga, abbandono e dolore.
Trattare di questi argomenti non è mai facile e diventa proibitivo quando non si ha nemmeno l’età giusta per poter dire di conoscerli bene. Quella che dovrebbe o potrebbe essere una visione della realtà diventa un’ipotesi di realtà portata all’estremo, concentrando tutto in pochi, pochissimi personaggi con una Roma sconosciuta a fare da sfondo alla vicenda. Irritanti risultano anche alcuni dialoghi, soprattutto quelli che riguardano i giovani borghesi allo sfacelo al confronto che il singolo che si eleva al grado di “santo”.
Più che parlare d’amore, il titolo sarebbe potuto essere “parlami di dolore” perchè è questo il riferimento più immediato, l’amore viene spodestato e viene chiamato in causa solo per dare un senso più romantico all’insieme.
Voto: 5
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