Ha fatto molto scalpore la notizia riguardante il sacrestano della Chiesa di San Francesco di Vigevano che, in occasione della giornata della memoria per le vittime dell’olocausto, aveva salutato i fedeli in chiesa con una fascia rossa con la svastica, indossata sulla manica del proprio cappotto.
Subito accusato di apologia del nazismo, il sacrestano si è difeso dicendo che non si pente del gesto compiuto in quanto sostenitore dell’estrema destra e della repubblica di Salò. Il vescovo di Vigevano non si è espresso a riguardo, preferendo tacere mentre sono insorti i partiti di sinistra con le solite accuse contro la destra.
Questi i fatti.
Leggendo qua e là sono andato alla ricerca del significato di apologia del nazismo e, oltre a leggere che si tratta di reato dal 1952, ho letto anche…
« si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista. »
Quindi, teoricamente, tutte le accuse mosse al sacrestano non potrebbero esistere, visto che si deve trattare di un gruppo non inferiore a cinque persone. Si fa tanto per parlare, spero.
Poi che sia decisamente più intelligente non esprimere così chiaramente la propria posizione politica, è sicuramente fuori da ogni dubbio. Ognuno, credo, debba essere libero di credere in quello che vuole, come vuole, senza per forza esternare in maniera così palese la propria ideologia.
Sicuramente il gesto è condannabile, ma non il pensiero. Il sacrestano può essere di destra, di sinistra o di centro e dovrebbero restare comunque affari e problemi suoi.
Mi fanno ridere e sorridere invece quelli che insorgono scandalizzati denunciando il fatto che quell’uomo abbia osato esporre pubblicamente (e soprattutto in Chiesa) un simbolo che si collega sempre e solo a morte e tragedia. Ovviamente chi condanna è di sinistra o tendente verso quello schieramento e si dimostrano così inorriditi da portare invece sulle spalle una falce e un martello, incrociati, una bandiera rossa di sangue che ha provocato molte più vittime del nazismo e di ogni altro movimento politico, arrivando non solo ad uccidere ma anche a cancellare l’esistenza di un individuo.
Eppure, loro, gli altri, possono andare in piazza indossando magliette e sventolando bandiere in tutta libertà quando invece la storia insegna che hanno le stesse, se non peggiori, colpe del nazionalsocialismo.
La storia, purtroppo, la scrivono in vincitori e i russi, i comunisti, hanno avuto la fortuna di aver giocato in casa (con tutte le insidie del caso) e di essere stati dalla parte dei vincitori al momento buono per cui ora si arrogano un diritto che, moralmente ed eticamente, non potrebbero avere e lo gridano ai quattro venti come se proprio il partito che vanno inneggiando fosse il latore di un’agognata libertà quando invece, è risaputo, ha sempre soggiogato le persone e i loro diritti.
Questo è quanto.
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