A questo punto potremmo anche lasciare che il paese sia governato dalle minoranze etniche (anche se poco ci manca) e poi saremmo completamente a posto.
Invece di arrivare in Italia e imparare la lingua (oltre che a doversi adeguare alla nostra legge, ma questa è ormai una battaglia persa), lasciamo che vengano trasmessi telegiornali in rumeno, poi tra un po’ in arabo, albanese, senegalese e via dicendo. I cinesi è già da un po’ che pubblicano loro quotidiani o periodici in nella loro lingua, oltretutto visto che nessuno (o quasi) la capisce, si permettono anche di “frodare” lo stato, vendendo permessi di soggiorno e documenti a loro connazionali che vogliono venire qui. La cosa è stata scoperta ma nessuno ha fatto una piega per arginare il problema, i giornali continuano ad essere venduti come e più di prima, loro continuano a fare i cazzacci loro e tutti vivono felici e contenti. Ora anche il telegiornale rumeno. E poi cos’altro ancora dobbiamo concedere?
Nei pochi paesi che ho visitato vivono comunità italiane più o meno piccole ma in nessuno stato hanno mai concesso che una televisione avesse un canale che trasmettesse nella lingua di una minoranza. In Italia si.
Sembra che gli stranieri in Italia abbiano più diritti dei cittadini italiani, se loro vogliono fare una cosa la fanno e se gli viene negata la fanno lo stesso tirando in ballo presunti diritti, razzismo, europa unita e tutte le altre stronzate che gli tornano comodo. Se un italiano vuole fare una cosa, non la può fare e se la fa lo stesso scattano denunce, processi, multe, confische fino a che gli passa la voglia di fare quello che aveva in mente.
Stranieri sulla nostra terra, soggiogati e presi in giro da un finto simbolo che si fa chiamare Stato che esiste solo per noi mentre per gli altri, gli ospiti, no. E noi, sempre, ci dobbiamo adeguare, gli altri (gli ospiti) sono liberi. Perchè, poverini, loro non sanno/hanno/pensano ma agiscono, nel bene o nel male, senza nessuna differenza. Noi invece prima subiamo e paghiamo, poi forse ci viene riconosciuto qualcosa. Forse.
Siamo arrivati ad un punto strano, forse quel “punto di non ritorno” di cui tante volte si parla: in Italia siamo noi gli stranieri.
P.S.: Per i soliti contrari, perbenisti, ipocriti e polemici, i vostri bla bla bla non mi interessano e sinceramente hanno anche stufato.
Ciao Pier,
come ti promisi già innumerevoli volte finalmente prendo parte alle tue discussioni. Mi fa piacere iniziare proprio da questo argomento.
Cercherò di fare un pò l’avvocato del diavolo, partendo dal rovescio della medaglia per arrivare a quello che, secondo me è il problema di fondo.
In molti paesi extraeuropei esistono, in effetti, emittenti dedicate alle minoranze.
Lo scopo di una emittente dedicata ad una minoranza credo abbia una tripla valenza:
1) Informare e diffondere la cultura (scopo fondamentale direi…)
2) Permettere l’integrazione nel paese ospitante
3) Mantenere un certo grado di appartenenza alla propria etnia.
Un buon sistema sarebbe quello di avere programmi in italiano magari sottotitolati in italiano e/o nelle varie lingue “ospiti” del nostro paese. In questo il prossimo avvio del digitale terrestre ci potrebbe aiutare non poco, concedendo differenti canali audio e video per la stessa trasmissione. In questo modo si potrebbe avere una crescita che consentirebbe agli stranieri di ricevere le informazioni necessarie, di imparare la lingua e di conseguenza di comprendere gli usi i costumi e le leggi italiane. In altre parole di integrarsi. Del resto è stato il sistema che ha portato, la diffusione nei paesi scandinavi della lingua inglese. Mi sorpresi quando a Stoccolma chiunque, dal nonno al bambino sapeva parlare inglese!!
Il problema è che difficilmente dietro l’iniziativa ci sta uno studio ben progettato finalizzato ad educare (spero di sbagliarmi). La cosa per come è stata presentata sembra proprio l’ennesima concessione elargita per accontentare un certo elettorato o una certa parte politica.
Staremo a vedere…
Grazie
Ottima riflessione la tua, Sax, e sono quasi d’accordo su tutto quello che scrivi però, come avrai notato, se hai letto qua e là, sono un po’ estremista ed è facile intuirlo. Un po’ per scelta e un po’ perchè ti ci portano ad esserlo.
Però vorrei capire una cosa. In Svezia, come tu mi fai notare, le emittenti televisive hanno permesso la diffusione della lingua inglese. Ed è un gran bel risultato sapendo che lo svedese è una lingua ristretta entro i confini del paese mentre l’inglese è una lingua internazionale. E allora ben venga! Ma a cosa serve, in Italia, un telegiornale in rumeno che riporti, se non ho capito male, le notizie della Romania?
Capisco un canale in inglese, per ampliare la nostra cultura, visto che siamo uno dei paesi più ignoranti da questo punto di vista. Ma il rumeno serve solo ai rumeni. Agli italiani di capire il rumeno non gliene può fregar di meno e non serve a nulla. Tutt’al più potrei giustificare i sottotitoli in rumeno delle trasmissioni in italiano o, al massimo, viceversa. Ma così invece non ha nessun’utilità.
Stesso discorso per l’altro esempio che ho portato, i giornali in cinese.
Il rischio è quello di creare un “pericoloso” precedente con le altre minoranze che da oggi potrebbero alzare la voce e pretendere l’uguaglianza volendo ognuna un telegiornale, un canale, un giornale a loro dedicato. E dato che le minoranze stanno aumentando sempre di più, è facile ipotizzare un futuro in cui saremo noi italiani la minoranza sul nostro territorio con tutto quel che ne consegue.
Sì, sì, Pier: sei circondato.
– La continuazione è stata rimossa perchè insulsa e non gradita. –
E che magari sapranno farti stare zitto quando la tua opinione, qui, non è più gradita.
Ennesimo commento idiota.
Vero Pier, però forse non mi sono spiegato bene, quello che ritengo possa essere proficuo è il portare i tanti (leggi: troppi)stranieri in Italia a conoscere l’Italiano sfruttando la TV, un pò il processo inverso a quello, saggio e lungimirante, svedese.
(sono Simone cmq!)
Avevo capito che eri tu
Sarebbe l’intuizione giusta ma solo le intenzioni sono perfette, quando c’è da trasformarle in qualcosa di concreto, ogni volta si perde qualche pezzo e si finisce col fare qualcosa di sbagliato.