Però così non va

Pier
11 ago 2009

Secondo mons. Domenico Sigalini, assistente spirituale dell’Azione cattolica e segretario della commissione immigrazione della Conferenza episcopale italiana, «non è morale» che lo Stato «continui a incentivare una sorta di speranza», come il gioco del Superenalotto che, «tra l’altro, fa il bene dello Stato» considerato che «chi ci guadagna di più» è sempre lui: «è come se un cittadino firmasse l’8 per mille per lo Stato». Mons. Sigalini, in un’intervista a Radio Vaticana, afferma che si tratta di «una forma di idolatria, perché non ci rivolgiamo a Dio ma ai soldi». E lancia poi una gufata che sicuramente non farà piacere ai giocatori del Superenalotto: «La storia dice che tutti quelli che hanno avuto vincite miliardarie sono finiti male. Si tratta di una disgrazia, non di una fortuna».

Ecco, questa è l’ultima dichiarazione che ho letto e che mi ha fatto “leggermente” girare le palle.
Questo monsignore che non ho mai visto nè sentito nominare viene a parlare di immoralità quando rappresenta una classe sociale che dovrebbe essere la prima ad essere criticata per immoralità.
Io non ho niente contro la Chiesa, fino a quando però non va a toccare tasti che non dovrebbe toccare, come per esempio in questo caso. Possiede il più grande patrimonio al mondo eppure non si autodefinisce immorale quando si parla di soldi, carità e solidarietà.
E’ vero, con un montepremi del Superenalotto così alto, la cifra farà sicuramente girare la testa e tanta gente spera di vincere per risolvere problemi che altrimenti non potrebbe risolvere, nemmeno con tutta la fede del mondo. Però gli esponenti della Chiesa fanno in fretta a criticare gli altri ma quando si tratta di guardare un po’ tra le loro fila, tutto tace. Se il futuro vincitore decidesse di donare il montepremi alla Chiesa, parlando di soldi, diventerebbe un benefattore, altrimenti sarebbe un individuo immorale. Perchè?

E Famiglia Cristiana che invita a destinare il montepremi ai terremotati dell’Abruzzo non si vergogna?

Per carità, una parte di una cifra così alta può anche essere devoluta in beneficenza, ma se non ci pensano Stato e Chiesa, perchè devono sempre arrivare una o più persone comuni (con offerte, sms e donazioni) a risolvere un problema nazionale?
Per l’Abruzzo ci deve pensare, e sottolineo DEVE, chi di dovere.

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