Ascoltavo questa sera, durante la mia permanenza davanti al computer, alcuni estratti dalla trasmissione “Il Volo del mattino” di Fabio Volo. Alcuni erano suoi pensieri, altri pensieri altrui, discorsi e poesie detti o letti in radio. E ha catturato la mia attenzione un pezzo sull’amicizia che ora riporto:
Ti voglio bene non solo per quello che sei
Ma per quello che sono io, quando sto con te.
Ti voglio bene non solo per quello che hai fatto di te stesso
Ma per ciò che stai facendo di me.
Ti voglio bene perchè tu hai fatto più di quel che abbia fatto qualsiasi fede
Per rendermi migliore
E più di quanto abbia fatto qualsiasi destino
Per rendermi felice.
L’hai fatto senza un tocco, senza una parola, senza un cenno.
L’hai fatto essendo te stesso.
Forse, dopo tutto, questo vuol dire
Essere un amico(Anonimo)
Ecco, proprio su queste parole mi sono soffermato, ascoltandole e riascoltandole come se volessi farle mie.
In verità il discorso sugli amici è sempre un po’ complesso da affrontare, per quanto mi riguardi. Non so, non capisco, delle volte credo di essere sbagliato ma non riesco proprio a realizzare il motivo per cui, molto spesso, mi trovi senza amici. Forse sbaglio qualcosa? Mi comporto male? Non lo so e sinceramente sono arrivato al punto di pensare che non me ne importi più un granchè. Va così…
Quello che invece ogni tanto mi torna alla mente e che si sta rivelando scomodo sono i comportamenti degli pseudo-amici. Ecco, quelli proprio non mi vanno giù.
Nel senso: preferisco la chiarezza e la linearità nel dire le cose, faccia a faccia. Anche perchè, faccia a faccia, si rimane in sintonia pur avendo idee diametralmente opposte. Io penso “bianco”, tu pensi “nero”..ognuno rimane della propria idea ma magari si parla del “grigio” oppure si scoprono aspetti nuovi, non considerati prima, di una parte e dell’altra. Ma questo significa avere un rapporto onesto, chiaro.
Senza dire “bianco” solo perchè l’altro pensa bianco e poi, una volta voltate le spalle si critica il “bianco” e si elogia il “nero”. A cosa serve avere un pensiero, se non c’è confronto?
Detto questo, faccio molta più fatica di prima ad ascoltare le persone che si comportano così. Faccio fatica a starle a sentire e anche a condividere un momento. Non ne ricavo nulla e perdo del tempo.
E non sopporto più ed evito gli ipocriti. Non sopporto più ed evito i doppigiochisti.
Qualcuno di loro se ne sarà accorto, qualcuno di loro se ne accorgerà perchè ogni tanto passa anche di qua. Ma non sono io a dovermi sentire in colpa o in imbarazzo. Non sono io ad essere cambiato come dalla notte al giorno. Probabilmente nemmeno se ne accorgeranno e forse non capiranno il senso di queste parole, chiedendosi “Ma a chi è riferito?” o chiedendomi “Stavi parlando di me?”
Mettiamo in chiaro una cosa: se già uno si pone la domanda “Starà parlando di me?” è perchè sa, è consapevole di essere colpevole in qualche modo. Altrimenti nemmeno sorgerebbe l’ombra di un dubbio.
Andiamo avanti.
Eviterò (e ho già iniziato a farlo) quelli che mi considerano o mi hanno considerato il tappabuchi delle loro giornate/serate morte.
Eviterò quelli che accampano delle scuse banali per eludere una richiesta. Basta dire “No”, “Non ho voglia”, “Sono impegnato” piuttosto che scaricare la colpa su altri e altro, tipo “Sai, la mia fidanzata è stanca” oppure “Vorrei ma proprio stasera devo studiare/lavorare/…”
Eviterò quelli che ti dicono di si perchè non riescono a dirti di no. Ed eviterò quelli che mantengono il “si” fino a pochi minuti prima dell’appuntamento e poi non riescono più a stare al gioco e disdicono. Non me la prendo per impegni improvvisi, possono esserci degli imprevisti. Me la prendo con quelli che all’ultimo estraggono dal cilindro la prima scusa più stupida che gli venga in mente o quelle di cui sopra.
Eviterò quelli che rifiutano una proposta con argomenti anche abbastanza convincenti e che poi l’accettano da altri, finendo per ritrovarsi nello stesso luogo, alla stessa ora ma senza maschere, se non quelle delle vergogna (che per altro nemmeno provano). Preferisco sentirmi dire “No, sono già d’accordo con…” oppure, come ormai ho capito vadano le cose “Non mi vai bene, non vai bene alla mia ragazza, non vai bene ai nostri amici…” o comunque una presa di posizione valida.
Eviterò quelli che con gli altri vanno dappertutto e fanno di tutto e quando sono io a proporre non hanno tempo.
Insomma, chi ha orecchie per intendere intenda. Se si vuol capire, mi sembra di essere stato abbastanza chiaro.
Sia nei modi che nei riferimenti.
Le amicizie di comodo non mi vanno più bene. Anche i saluti “mordi e fuggi” non mi vanno bene se alla base non c’è reciproca chiarezza.
Se non si ha il coraggio delle proprie azioni è inutile fingersi uomini o donne.
Per definirsi maturi non serve poi molto, basta un po’ di carattere, altrimenti si resta bambini cresciuti.
Abbiate pazienza, ma ne ho abbastanza!
“Se la prima regola dell’amicizia è quella di coltivarla, la seconda regola è quella di essere indulgenti quando la prima è stata infranta”.
Carissimo,
ho fatto una capatina, ne faccio in verità, ma non lascio commenti, troppo pigra, come ti avevo scritto poco tempo fa sul mio blog…
Ti capisco molto quando dici che fai fatica a trovare amici, quelli veri si contano sulle dita di una sola mano per quel che mi riguarda.
Mi sono resa conto che tutti i miei tentativi di instaurare amicizie con persone che reputo interessanti, parlo di donne in particolare, vanno sempre puntualmente deluse. Nello stesso modo che dici tu, scuse stupide e inutili, meglio sarebbe che mi dicessero di lasciarle in pace…L’amicizia, come l’amore, è qualcosa che va curato, non bisogna trascurarla…chi lo fa è perchè non la prova, e allora che vada per la sua strada, giusto?
Un bacione