Torno ancora un attimo sulla vicenda di Rosarno per la quale commentai qui.
Ci torno perchè, leggendo notizie, interventi e commenti mi sorge spontanea una breve riflessione che cercherò di esporre in maniera abbastanza chiara immedesimandomi nella parte in causa.
Parto dal mio paese in cui non ho un soldo, vivendo in una casa fatta di sterco, col tetto di paglia, allevando due animali magri e malati che quando va bene mi garantiscono un bicchiere di latte al giorno e, dopo aver risparmiato per un bel po’ di tempo facendo lavori sottopagati, decido di puntare all’Italia, presunto paradiso dei paesi arretrati.
Con un gommone o una barchetta semigalleggiante, sbarco al sud, in Sicilia o Calabria o Puglia, senza documenti. Sono senza documenti quindi mi tocca vivere da clandestino, nella più totale illegalità.
Ma non mi interessa, ho raggiunto il mio obiettivo: sono in Italia. Ho bisogno di mangiare, di bere qualcosa e trovo qualcuno che mi aiuta, ma quando non lo trovo mi tocca arrangiarmi per poter sopravvivere e le strade da intraprendere sono due: continuare con l’illegalità, rubando qualcosa oppure cercare un lavoro.
Chiedo, mi informo in giro e vengo a sapere che hanno bisogno di manodopera per raccogliere mandarini o pomodori nelle piantagioni locali. Vado a parlare con il proprietario e mi dice “Se vuoi lavorare qui, la paga è di 10 euro al giorno.”
Gli chiedo se oltre a quello avrebbe anche un luogo dove farmi dormire, perchè sono senza casa, e lui mi dice che l’unico posto dove posso stare è la stalla, o il fienile. Accetto, meglio avere un tetto sopra la testa almeno di notte piuttosto che dormire per strada, su una panchina. Così ottengo una paga, mimina, ma ho i soldi per mangiare. E ho un tetto sotto cui ripararmi, pazienza se per terra c’è il fango, intanto ho un tetto.
Però dopo qualche giorno mi accorgo che in Italia c’è gente che ha la casa, che ha la macchina, che mangia meglio di me e guadagna meglio di me. Quindi mi incazzo, prendo una spranga e inizio a sfasciare tutto, insieme ai miei colleghi, perchè voglio anch’io le stesse condizioni degli altri. In più, sicuramente farò pena a qualcuno che mi difenderà a spada tratta, perchè io sono un essere umano e ho gli stessi diritti degli altri.
Considerazione A
Se io ho bisogno di lavorare, mi vedo costretto ad accettare quello che mi viene offerto, alle condizioni che mi vengono proposte. Sono anche libero di rifiutare, nessuno mi obbliga o mi minaccia.
Come quando, ad esempio, si vanno a chiedere soldi ad uno strozzino (o una banca, la differenza è minima). Mica viene lui a darmi i soldi, sono io che vado a chiederli perchè ho bisogno e, siccome ho bisogno, devo accettare le condizioni e gli interessi che mi impone. Quindi, essendo libero di accettare o rifiutare non me la devo prendere con il datore di lavoro se la paga è insufficiente. Potevo pensarci prima.
Considerazione B
Partendo dal fatto che nel mio paese nel deserto non avevo nulla, devo ringraziare l’Italia e gli italiani per l’opportunità che mi viene concessa e per il fatto che non sono stato rimesso su un aereo e riportato nella misera realtà in cui mi trovavo prima. Almeno qui ho un tetto, almeno qui riesco a mangiare tutti i giorni, magari poco, ma ci riesco. Quindi, comunque sia, ho già avuto un vantaggio ad essere qui.
Considerazione C
Non devo dimenticare che sono in un paese straniero senza documenti, sono clandestino e non sono in regola con le leggi del posto. Di norma un italiano non in regola non viene assunto nemmeno per essere sfruttato. A me hanno concesso quasi un privilegio, permettendomi di non morire di fame.
Considerazione D
Non devo dimenticare che sono un ospite nel paese dove sono arrivato e nulla mi è dovuto. Se c’è qualcosa da dare (un vantaggio, un premio, un contributo), mi precede chi da sempre vive in quel paese, chi è in regola, chi paga le tasse…poi, se avanza qualcosa, posso mettermi in fila e sperare che tocchi anche a me. Se non dovesse succedere, non mi devo arrabbiare, è giusto anche così. Nel mio paese sarei stato io ad avere la precedenza, se ci fossero stati dei vantaggi. Ma se non ce ne sono nemmeno là, certo non ho nulla da pretendere nel posto in cui mi trovo ora.
Considerazione E
Comunque sia, se voglio protestare, vado dal mio datore di lavoro e protesto. Non ho nessun diritto di andare in strada e sfasciare tutto quello che non è mio perchè sono arrabbiato. Se qualcuno lo facesse con le mie cose, mi darebbe molto, molto fastidio quindi dovrei almeno essere abbastanza educato da capire che gli altri non c’entrano niente col mio problema. Io ho voluto trasferirmi, io ho accettato il lavoro per non morire di fame. Gli altri non devono pagare le mie scelte.
Considerazione F
Se non mi sta bene la condizione in cui mi trovo, mi devo dare da fare per migliorarla. Niente mi è dovuto perchè sono straniero. Se voglio essere uguale agli altri, devo faticare come gli altri e raggiungere una posizione di rispetto con le mie forze, senza che il paese ospitante debba per forza fare qualcosa per me. Già fa poco o nulla per i suoi cittadini, prendendo più di quanto offre, per quale motivo io che non porto nulla, devo prendere e credo di avere il diritto di averlo?
Considerazione G
Se non sto bene in un posto, non credo ci sia qualcuno a trattenermi. Posso liberamente andare altrove o tornare a casa. Se resto, per mia scelta, mi adeguo.
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