Faccio il tifo per la squadra di cui voi fate parte, ma da un po’ di tempo non ne vado più fiero come una volta. Mi avete deluso e continuate a farlo, domenica dopo domenica.
Avete deluso me e altre milioni di persone che, come me, credevano in voi. Ma la cosa vi lascia totalmente indifferenti. E questo non fa che aumentare la mia rabbia.
Noi, persone normali, persone comuni, quando la mattina ci svegliamo e abbiamo qualche linea di febbre, andiamo a lavorare lo stesso perchè dobbiamo mantenerci e mantenere una famiglia. Voi no. State a riposo precauzionale.
Se a noi fa male una gamba, se giocando a calcetto con gli amici ci facciamo male, a meno che non sia proprio una cosa grave, il giorno dopo ci presentiamo a lavorare zoppicando, stringiamo i denti, ma ci presentiamo. Voi, se s’indurisce o s’indolenzisce un muscolo, vi fermate e state a riposo.
Noi quando riceviamo la busta paga, leggiamo la cifra e iniziamo a fare i conti per vedere come arrivare alla fine del mese. Voi questo problema non sapete nemmeno cosa voglia dire, visto che la cifra impressa sul vostro assegno ha almeno due zeri in fondo più della nostra. Eppure ogni anno vi lamentate e chiedete un adeguamento di stipendio con la minaccia di trasferirvi altrove. Noi, se ci provassimo, verremmo perdonati la prima volta, licenziati la seconda.
Noi andiamo in giro con macchine normali e se ce le rubano ci disperiamo perchè non sappiamo come superare la difficoltà. Per voi le macchine normali sono Porsche, Ferrari, Bentley e simili. E se ve le rubano potete comprarne altre identiche o ancora più belle.
Noi non abbiamo tifosi al seguito e quando qualcuno, per caso, ci fa i complimenti ci imbarazziamo. Voi invece siete quasi infastiditi dalla presenza di chi rinuncia a tutto per riuscire seguirvi e a strapparvi un misero autografo.
Noi, quando giochiamo con gli amici a calcio o calcetto cerchiamo sempre di vincere e comunque, anche se non ci riusciamo, siamo consapevoli di esserci impegnati fino in fondo, al massimo delle nostre possibilità. Voi no. Voi dovete rendere conto del vostro impegno alla società che vi paga e ai milioni di tifosi che tifano per voi. Eppure ogni volta dimostrate di non essere all’altezza, di non impegnarvi per la maglia che indossate, per la squadra e snobbate il parere dei tifosi.
Il nostro datore di lavoro se vede che non ci impegnamo, la prima volta ci perdona, la seconda ci licenzia. Voi non correte nemmeno questo rischio. Non correte, non vi impegnate, non avete voglia ma nessuno vi minaccia di licenziamento. E anche se dovesse capitare, non avreste problemi a mantenervi, visto quel che avete guadagnato. E per la cifra che vi viene riconosciuta dovreste finire ogni partita strisciando a terra come vermi, esaurendo ogni energia, con la lingua fuori un metro. Ma non vi chiediamo nemmeno quello. Ci basterebbe, per digerire il vostro stato, che ci metteste il cuore, la passione, la grinta. E invece no. Nemmeno quelli. Intanto, anche se perdete la partita, gli unici a soffrire sono solo i tifosi, quelli come noi che sperano in voi per raddrizzare una settimana storta o per iniziarne una nel migliore dei modi. Ma su di voi non si può contare. L’unica cosa che conta, per voi, sono i soldi. Il resto può essere tranquillamente tralasciato.
Noi la mattina, quando ci svegliamo e ci guardiamo allo specchio, pensiamo che dobbiamo andare a lavorare.
Voi, invece, pensate che dovete andare a giocare. E già questa differenza la dice lunga. Molto lunga.
E dovrebbe essere sufficiente per farvi vergognare.
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