Per una contestazione e per una provocazione, un aeroclub di Treviso ha riprodotto sul cancello d’ingresso la scritta che campeggia sul cancello d’ingresso al campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, modificandola da “Il lavoro rende liberi” (Arbeit macht frei) in “Il volo rende liberi” (Fliegen macht frei).
E’ chiaro l’intento provocatorio com’è fuori dubbio che si tratti di un’iniziativa di pessimo gusto. Sono il primo a dirlo.
Però in italiano la frase è davvero suggestiva: il volo rende liberi. Che poi la traduzione, il contesto col filo spinato e la cornice richiamino il passato, questo è da imputare all’ideatore. Ma non credo che, in ogni caso, chi l’ha pensata volesse offendere gli ebrei. Quindi i casi sono due: o gli ebrei sono permalosissimi e si offendono ogni volta in cui si usino frasi che possano ricondurre al passato oppure giornalisti e associazioni su questa cosa ci marciano. Se non si possono più usare le frasi “rende liberi” qualunque sia il soggetto o, come è successo anche a me in passato “uber alles” senza che per forza venga tirato in ballo il nazismo, allora che vengano tolte dal vocabolario tedesco e sostituite con qualcos’altro. Altrimenti basta anche tirare in mezzo gli ebrei in ogni frase di origine tedesca.
Ripeto, a scanso di equivoci: è di pessimo gusto, ma del tutto innocente. Quante cose sono di pessimo gusto per cui nessuno si mobilita?
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